Home arrow Inchieste arrow Quella sporca dozzina arrow Quella sporca dozzina 3/3
Quella sporca dozzina 3/3 PDF Stampa E-mail
Scritto da Kom-pa   
domenica 05 aprile 2009

ImagePubblichiamo la terza ed ultima puntata della nostra inchiesta sui dodici saggi convocati dal sindaco di Palermo Diego Cammarata per ricevere un contributo di idee, suggerimenti e proposte per rilanciare la città. Dopo l'annuncio in pompa magna dell'istituzione di questo nuovo super conclave delle nobili virtù, non c'è stata più alcuna notizia sulla sua esistenza, il suo operato, le mansioni e le decisioni prese.

Intanto noi completiamo questa rassegna con i profili di Massimo Capuano, Gaetano Micciché, Salvo Spiniello e Vito Varvaro.  Nella prima puntata trovate quelli di Francesco Bellavista Caltagirone, Elio Catania, Salvatore Mancuso e Gianni Puglisi. E nella seconda puntata trovate le schede su Antonello Perricone, Umberto Quadrino, Angelo Sajeva e Giuseppe Spadafora.



Massimo Capuano

“Per il sistema finanziario italiano si apre un periodo privilegiato di accelerazione della sua esposizione internazionale”, era il 29 Imagedicembre 2007, la crisi dei mutui sub prime era da poco scoppiata e Massimo Capuano, Amministratore Delegato di Borsa Italiana S.p.A, sentenziava questa ottimistica previsione.
Qualche giorno fa, il 4 marzo del 2009,  a poco più di un anno di distanza, anche lo stesso Capuano si è reso conto che non è andata esattamente secondo le proprie previsioni, e tristemente ha dichiarato: “la nostra borsa soffre più di altre della crisi”, aggiungendo anche un'illuminante spiegazione: “crollano i titoli perché manca la fiducia”. Ancora qualche giorno ed, infine, ha fornito anche la soluzione: ''Servono strumenti per dare fiducia ai mercati. Il primo a dovere partire è il sostegno al settore finanziario'' (Libero, 6.3.2009).
Vediamo se abbiamo capito: i massimi vertici della borsa italiana annunciano un periodo di crescita all'alba dell'annus horribilis della finanza mondiale; quando la previsione si rivela disastrosa si rimprovera un'assenza di fiducia nelle previsioni; e a questo punto si invocano i soldi pubblici per sostenere la fiducia (e la finanza).
Come dire, in un modo o nell'altro si cade sempre in piedi.

Ma chi è Massimo Capuano, autore di questi sillogismi degni della logica Aristotelica?
Ripercorriamo le tappe principali di uno degli uomini d'affari di maggior successo dentro e fuori l'Italia: nato a Palermo, classe 1954, laureato a pieni voti in Ingegneria elettrotecnica a Roma. Nel 1979 entra in Rank Xerox, come responsabile del servizio tecnico dell’area sud, fino al 1980, quando inizia la sua attività presso IBM come ingegnere specialista nei servizi di Information Technology. Dal 1986 al 1997 lavorerà in McKinsey, come Senior Partner.

Il 1998 è l' anno della privatizzazione di  Borsa Italiana SpA, la società che si occupa dell’organizzazione, della gestione e del funzionamento dei mercati finanziari italiani, e Massimo Capuano sarà chiamato, un po' a sorpresa, per un gioco di veti incrociati sugli altri concorrenti, a ricoprire la carica di Amministratore Delegato. Carica che ricopre ancora, a 11 anni di distanza, con pieni poteri esecutivi sullo sviluppo e la gestione dei mercati azionari, obbligazionari e derivati organizzati da Borsa Italiana S.p.A.
In questi anni è inoltre stato Presidente della Federazione delle Borse Europee (FESE) nel 2004- 2006 e Presidente della World Federation of Exchanges (Wfe), la federazione che riunisce le principali Borse nel mondo, nel 2007-2008.

Uno dei colpi più grossi portati a segno nella sua decennale esperienza alla guida di Borsa Italiana arriva nell'ottobre 2007 con la fusione con - ma forse sarebbe più corretto dire “la cessione a” - London Stock Exchange (la borsa di Londra) dando vita ad una nuova super borsa europea, in cui solo il 29% è italiano.
Anche lì, però, le previsioni sono state disattese.
Massimo Capuano era il numero 2 di London Stock Exchange dietro l'Amministratore Delegato Clara Furse e c'era anche un accordo verbale, stabilito sin dal momento della fusione, che sarebbe diventato lui il presidente dopo l'uscita della Furse. Ma alla fine, lo scorso 5 febbraio,  l'esigenza di discontinuità ha prevalso ed al suo posto è stato scelto Xavier Rolet, ex numero uno in Francia di Lehman Brothers.
Certo non sarà stato bello, dopo aver tanto lavorato per un progetto così ambizioso, essere scavalcato da uno dei protagonisti del fallimento di una delle maggiori banche del mondo.
Cosa potremmo dire a Capuano per consolarlo?
Gia, sì!
“Bisogna aver fiducia”.





Gaetano Micciché

Fratello maggiore di Gianfranco Miccichè (promotore della nascita di Forza Italia in Sicilia e dal 12 maggio 2008 Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE ), nasce nel 1950 a Palermo.

ImageDescritto come schivo ai riflettori, costruisce negli anni un’ascesa professionale nel campo dell’alta finanza che lo porterà a ricoprire oggi il ruolo di Responsabile Divisione Corporate & Investment Banking della Banca Intesa S.p.A., una delle prime banche italiane in attivo (utile netto del 2008 di 293 milioni, +39%), e banca in prima linea nel sostegno alla politica industriale del paese.

Ma Gaetano Miccichè è anche, attualmente, Amministratore Delegato di Banca IMI; Consigliere di Amministrazione di Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo S.p.A.; membro del Conseil de Survellance Equinox Investment Company S.p.A.; membro del Consiglio dei Direttori ZAO Banca Intesa - Mosca.

Ma da dove prende le mosse la carriera di un sì impeccabile  bancario?

Già a soli 21 anni ricopre il ruolo di responsabile clientela corporate della Cassa Centrale Risparmio Province Siciliane. Un incarico che comunque non gli permette di espletare al pieno le sue ambizioni, visto che dopo 17 anni e a pochi anni dalla pensione (erano solo 20 gli anni di maturazione) decide di lasciare la banca per inseguire più alti traguardi. Inizia a farlo puntando sulla Rodriquez S.p.A., società siciliana con sede a Messina, leader nella navigazione veloce che vive un momento di grande crisi nei primi anni 90. Miccichè ne assume la direzione generale e tenta un risanamento dell’azienda. Non è un eufemismo dire che “il salvataggio va in porto”. La Rodriquez risana il suo fatturato e dal 2004 fa capo alla holding Immsi di Colaninno che nei cantieri di Messina segue i lavori dei 5 catamarani di 52 metri ordinati dal sultano dell’Oman. Miccichè diviene un vero e proprio esperto del risanamento delle imprese al banco dei pegni, rilanciando i profitti di aziende sull’orlo del fallimento giudiziario. Dall’89 al 2002 annovera nell’elenco delle aziende da lui traghettate  la Gerolomich, la Santavaleria ed infine l’Olcese, azienda tessile che vede tra i suoi azionisti anche il colonnello Gheddafi...

Ormai lontano dai tempi in cui Enrico Cuccia gli dispensava consigli, Gaetano Miccichè diventa uno degli uomini più influenti del mondo bancario, dell’impresa e del finanziamento alla della politica.

Miccichè è il banchiere incaricato di trovare soci disposti a investire nella CAI, della quale tra l’altro è uno dei tre membri siciliani. Uno dei suoi primi obiettivi è Francesco Gaetano Caltagirone, che però rifiuta. La “nuova” Compagnia Aerea Italiana, composta dal capofila Colaninno prende possesso dell’Alitalia grazie alla triplice intesa Cordata CAI - Banca Intesa – Berlusconi tra giochi di spostamento di capitali la partita si svolge tra strategie  finanziare, alleanze, sistemi di credito e public relation.

Ci chiediamo allora, quali saranno i giochi di Intesa per il risanamento dell’azienda amministrativa di Palermo...




 

Salvo Spiniello 

 

Amministrare una società quotata in borsa non è compito facile. Ci sono da osservare regolamenti, leggi, circolari. Bisogna avere competenze giuridiche, economiche, contabili, amministrative...

ImageLe difficoltà aumentano se la società è di grosse dimensioni, effettua attività su scala internazionale, ha complicati intrecci con altre società. Ma per fortuna c'è il collegio sindacale e ci sono i revisori dei conti che vigilano sul buon andamento della società, pronti a correggere errori e bacchettare cattive pratiche! E per fortuna che c'è Salvatore Spiniello, “principe” dei revisori dei conti delle società italiane.

Classe 1951, nato a Siracusa, commercialista, consulente, Salvatore Spiniello è al quinto posto tra i manager italiani per numero di cariche accumulate nelle società di mezza Italia.

Balza all'onore delle cronache alla fine degli anni '80: il suo nome è coinvolto nelle indagini su fondi riservati e irregolarità valutarie di Mediobanca; in particolare Spiniello è rappresentante in Italia della società Urtrust di Chiasso (Svizzera), sospettata dalla Guardia di Finanza di essere la copertura per gli interessi di Mediobanca. Il magistrato che si occupa della vicenda è Gherardo Colombo, ma l'inchiesta è bloccata dalla mancanza di collaborazione della Svizzera.

Spiniello è legato a Mediobanca tramite suo suocero Giuseppe Dattilo, di cui è stretto collaboratore; Dattilo dagli anni '70 è il commercialista e consulente di fiducia di Mediobanca, e nella prima metà degli anni '90, in piena bufera Tangentopoli, viene coinvolto nella grande inchiesta sulla corruzione della guardia di finanza: accusato insieme al commercialista Leonardo Lorenzetti di avere versato una tangente di 100 milioni a due ufficiali della guardia di finanza per conto della Selma (società di Mediobanca), Dattilo viene arrestato nel luglio 1994, ma subito ammette le sue colpe e gli vengono concessi gli arresti domiciliari.

La carriera di Salvatore Spiniello comunque non viene intaccata da queste disavventure giudiziarie, anzi prosegue spedita, tanto che negli ultimi anni lo ritroviamo negli organismi di controllo delle principali società italiane: come recita il suo CV è componente del Collegio Sindacale, fra l’altro, di Edison S.p.A., Immobiliare Lombarda S.p.A., Unicredit Banca S.p.A., Unicredit Banca per la casa S.p.A., SAI Banca S.p.A.SASA  Assicurazioni S.p.A., nonché di Telecom Italia; inoltre è consigliere di amministrazione di Fondiaria SAI.

L'ultimo suo colpo, nell'aprile del 2008, è quello di diventare componente del collegio sindacale del Banco di Sicilia.

Questo per quanto riguarda i più importanti incarichi ufficiali, per i quali (secondo un articolo di Gianni Dragoni del Sole 24 ore del 23 agosto 2005) nel 2004 Spiniello ha ricevuto 307.209 euro, così suddivisi: Telecom Italia (128.000), Tim (21.000), Edison (40.000); Immobiliare lombarda (24.909); Fondiaria-Sai (60.000) e altre società controllate (33.361).

A questi incarichi  vanno aggiunte le consulenze, profumatamente pagate, che Spiniello fornisce, tra le altre, anche alle società di cui fa parte: clamoroso caso di conflitto d'interessi che riguarda tutti i più importanti revisori dei conti italiani, che sono sul libro paga come consulenti delle stesse società che dovrebbero controllare; per esempio nel 2001 Spiniello ha percepito 41.000 euro come revisore della Snia, ma dalla stessa società ha ricevuto cinque volte tanto per consulenze: tutto legale, per carità, ma come essere sicuri che al momento dei controlli i revisori dei conti dimentichino le voci delle entrate nei loro conti corrente?

Un episodio significativo, sotto questo aspetto, è la vicenda dei famosi bond argentini, che ha visto coinvolte importanti banche e società italiane; e un rivolo delle conseguenze giudiziarie relative a questa vicenda lambisce anche il nostro: come membro del collegio dei revisori della Unicredit, infatti, Spiniello, insieme ad altre 25 amministratori, è stato condannato a pagare una multa (ammontante nel totale a 437.200 euro); in sostanza la Unicredit rifilava agli investitori prodotti finanziari ad alto rischio senza spiegare loro quello che stavano comprando, e nessuno ha sollevato dubbi su tale operato...

In conseguenza di  tutto ciò, viene naturale porsi l'antica questione: chi controlla i controllori? Who watch the watchmen?





Vito Varvaro

Un uomo votato al marketing.

ImageEcco una probabile sintesi estrema del profilo di una delle dodici menti che il sindaco Cammarata ha richiamato a sé per riprogettare la sua città. Nato a Palermo il 30 marzo dell’anno 1954, all’età di soli due anni poté anche lui, con buona probabilità, giovarsi delle proprietà detergenti della saponetta Camay, “il sapone delle dive”, prodotto con il quale, nel 1956, la multinazionale Procter & Gamble sbarca nel Bel Paese.

Proprio con l’azienda appena citata il nostro intratterrà, nel corso dei decenni successivi, una relazione basata su di una fedeltà pressoché assoluta. Un matrimonio felice fatto di progetti realizzati, soddisfazioni personali, viaggi all’estero e costellata dalla nascita di tanti prodotti che riempiono i carrelli e le case di uomini e donne fidelizzati al marchio che dà sicurezza.

Ma procediamo con ordine. Nel 1976, Varvaro consegue la laurea in Economia presso l’Università degli Studi di Palermo. Due anni dopo, nel 1978, l’incontro che gli cambia la vita: è la nascita della “love-story” con la P&G. Una relazione che allontana Varvaro dalla propria città natale, portandolo ad affinare la propria esperienza lavorativa in giro per l’Italia e all’estero. Seguono anni in cui l’azienda lancia sul mercato i marchi che ne decretano il proprio successo, da Dash a Pantenne, da Gilette a Pampers, da Mastrolindo a Infasil, solo per citarne alcuni. Anni in cui il nostro saggio mette a punto la capacità di comprendere e solleticare i desideri della sua merce preferita, ovvero i consumatori. “Il nostro motto è il consumatore è il capo", dichiara Varvaro in un’intervista rilasciata a Repubblica. Viene da chiedersi se, forte di questa volontà, quasi divenuta una missione, di comprendere i bisogni e i desideri dei destinatari dei suoi prodotti, Varvaro avrà in mente bisogni e desideri dei cittadini Palermitani allorché dispenserà consigli al sindaco Cammarata.

Ce lo auguriamo vivamente e lo invitiamo già da adesso a farlo. Dal 2001 il nostro diventa Presidente e Amministratore Delegato della Procter & Gamble Italia, ma, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, nel 2007 la relazione con l’azienda finisce e successivamente Varvaro diventa Direttore Operazioni e Sviluppo del Gruppo Della Valle. Sempre nel 2007 il gruppo appena citato stringe un patto di preventiva consultazione e di blocco con Bialetti Holding: la notizia potrebbe sembrare poco rilevante ai fini della nostra analisi, tuttavia può quantomeno rassicurarci sul fatto che, se la consulta dei dodici saggi dovesse finire a fare discorsi da caffè, Varvaro almeno non si troverebbe spiazzato.

 





Commenti
NuovoCerca
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
UBBCode:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
Security Image
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved.