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| Scritto da Comitato di Lotta per la Casa e Rete di Sostegno | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| martedģ 29 settembre 2009 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Le condizioni dei containers sono pessime dal punto di vista igienico-sanitario, come segnalato anche dagli operatori dei servizi sociali che più volte si sono recati nel campo di via Messina Montagne:basti citare, a titolo d’esempio, i tetti rivestiti in lana di vetro (materiale notoriamente nocivo), la fogna a cielo aperto all’interno dello stesso campo e le temperature insostenibili sia in inverno che in estate. La sistemazione dei containers (trasporto e restauro) è costata al Comune di Palermo ben 520 mila euro e da quando il campo è stato abitato l’unico ulteriore intervento strutturale è stato l’allestimento di un mini parco giochi con scivoli e giostrine. Giovanna, la mamma di Morena, ha trascorso la gravidanza in questo condizioni e Morena è nata con una grave malformazione congenita che si è andata aggravando nel corso del tempo fino ad arrivare ad un suo ricovero per assideramento. I medici che l’hanno assistito avevano sconsigliato la famiglia di tornare a vivere in un luogo come quello ma volente o nolente il container era l’unica casa. Palermo non può restare indifferente ad un evento di questa portata, non può restare indifferente e muta davanti alla negazione del diritto a potere vivere. Il Comitato di Lotta per la Casa “12 Luglio” e la Rete Sociale per i Diritti Negati ritengono responsabili di questa situazione il Sindaco, il Prefetto e gli otto “Assessori alla Casa” che in questi anni si sono succeduti e invitano la cittadinanza ad organizzare insieme una mobilitazione cittadina fissando un primo appuntamento per una assemblea pubblica convocata per il prossimo Mercoledì 30 Settembre alle ore 18 presso Casa Guzzetta Occupata.
Morire in un container - scritto da kom-pa.net Morire a un anno, colpevole di essere nata in una città che ha esaurito ogni forma di umanità, di rispetto, di attenzione. Una città che, da lungo tempo, ha smesso di guardare, di ascoltare. Una città che non sa neanche più indignarsi, figuriamoci ribellarsi. Una città che sprofonda nel fango, che viene ricoperta da cumuli di immondizia, che si sbriciola tra l'indifferenza dei più. Ecco perché a Palermo, nel 2009, si muore ad un anno: perché nell'indifferenza generale e con l'omertosa connivenza della stragrande maggioranza del ceto politico si preferisce pensare che l'emergenza abitativa si possa risolvere solo costruendo nuove case ed escludendo i diretti interessati da ogni forma di partecipazione diretta. Che i container fossero una trappola mortale lo sapevano tutti: tante sono state le denunce, tanti sono stati i segnali di allarme, tanta è stata la rabbia scagliata contro questa amministrazione impalpabile, assente, latitante e omicida.
Si, omicida: perché quanto accaduto in via Messina Montagne non è una tragedia
inaspettata. Tanti bambini, nati o cresciuti nei container, sono stati
ricoverati più volte per gravi disturbi respiratori e assideramento ed ogni
volta sono stati costretti, loro e le loro famiglie, a ritornare nei container,
ad accettare quegli scatoloni di lamiera come l'unica soluzione possibile, il
gesto più infimo per lavarsi la coscienza. Che nessuno si permetta, oggi, di approfittare di questo tragico evento per rilanciare la squallida offensiva del Piano di Edilizia Popolare o per dichiararsi, tardivamente, solidale con gli "ultimi". Ora, il peso e la responsabilità di questo omicidio sono una macchia che non si può cancellare.
Nota: di seguito segnaliamo alcuni post che kom-pa ha pubblicato sulla emergenza abitativa e "questione container". Fortunatamente non siamo gli unici ad essercene occupati ed invitiamo quindi chiunque fosse a conoscenza di altri contributi sull'argomento a segnalarceli lasciando un commento.
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