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| Scritto da Salvatore Cavaleri | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| venerdì 28 maggio 2010 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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“E' solo un gioco”. Così spiega il calcio chi non lo ama. E solo chi non ha mai giocato una partita può definire il calcio “solo un gioco”. Intendiamoci, della frase “il calcio è solo un gioco” la nota veramente stonata è quel “solo”, messo lì apposta per sminuire e semplificare tutto quanto. Ma se il calcio fosse solo un gioco, ci sarebbero troppe cose che non si
E' impossibile del resto negare che il calcio abbia una funzione di “distrazione sociale”: va bene a tutti che la gente si vada a sfogare per due ore la domenica allo stadio o che leghi i suoi stati d'animo ai destini di una squadra piuttosto che andare a sfogare quella rabbia in direzione delle vere cause del proprio disagio. Sarà sociologismo da quattro lire, ma è innegabile che questa componente ci sia. Come è impossibile negare che il calcio sia stato un ottimo lasciapassare per le peggiori operazioni di deportazione urbana, basti pensare a come è cambiata la composizione sociale delle grandi metropoli che hanno ospitato i mondiali o, in scala ridotta, a come le vittorie del Palermo rappresentino una chiave universale che permette a Zamparini di aprire qualsiasi porta. Che c'è da stupirsi allora se a quattro anni da calciopoli tutti i protagonisti sono stati reintegrati e il sistema è stato restaurato? Tutta la storia si è ridotta a uno scontro tra tifoserie: a nessuno importa davvero se le partite erano più o meno condizionate dagli assetti di potere, conta solo sapere a chi vanno retrospettivamente assegnati i titoli. Si è arrivati a considerare la compravendita degli arbitri come una continuazione della partita con altri mezzi. Eppure, nonostante tutto il business che ci gira attorno, nonostante i campionati falsati, nonostante il calcio scommesse, nonostante gli scandali del doping, è impossibile sfuggire all'illusione. Perché, comunque, quel residuo di imprevedibilità, quell'attimo di shock parossistico, il calcio te lo assicura sempre.
Film, finzione, opera di fantasia per l'appunto, perché non era mai successo che il Catania vincesse a Torino contro la Juventus. Non era mai successo. Fino al 20 dicembre scorso quando ventisei anni dopo il film di Massaro, per la prima volta nella storia il Catania - ultimo in classifica e fino ad allora a secco di vittorie fuori casa – riesce a vincere a Torino contro la Juventus, incredibilmente proprio per 2-1, lo stesso risultato del film. Chissà se il campionato appena concluso resterà negli annali per questo risultato? Di sicuro sono partite impossibili come questa quelle che non ti fanno passare la voglia. Perché il calcio è sempre capace di sovvertire ogni logica, creare illusioni e fare sognare. Ed in questo ha qualcosa di fortemente democratico: tutti, dal più grande campione prima della finale dei mondiali all'ultimo ragazzino prima di iniziare a giocare sotto casa con il supersantos, hanno il diritto di sognare di stare per giocare la propria partita migliore. C'è un mio amico che sostiene di conoscere realmente com'è fatta una persona solo dopo averci giocato a calcio, proprio perché il calcio è metafora del mondo e specchio della realtà. Tutto è basato sull'equilibrio tra singolarità e moltitudine, tra libertà individuale ed agire collettivo. Nel calcio epica, etica ed estetica sanno fondersi grazie a gesti che se non fossero leggendari avrebbero un che di primitivo. Non è un caso allora se tantissimi scrittori si sono cimentati sull'argomento: il romantico Osvaldo Soriano e il fanatico Nick Hornby sono forse i più famosi, ma anche dalle nostre parti sono stati prodotti dei veri e propri gioielli: Italia-Brasile 3-2 di Davide Enia, di recente riportato sulle scene e ripubblicato da Sellerio, e Il mio nome è Nedo Ludi di Pippo Russo che racconta il passaggio dalla prima alla seconda repubblica, la caduta del Muro di Berlino e la fine del Pci, attraverso le vicende di uno stopper che si trova ad affrontare il passaggio dal vecchio mondo del gioco ad uomo al nuovo mondo del gioco a zona.
Perché dovremmo essere noi a rinunciare ad un linguaggio tendenzialmente universale, un linguaggio che nella nostra città comprendono tutti: dallo Zen a Brancaccio, da Borgo Nuovo alla Vucciria, un linguaggio conosciuto anche in Ghana, Turchia e India?
Un'occasione per abbattere tutte le barriere che vorrebbero Palermo divisa in mille mondi separati e non comunicanti, per mettere insieme i ragazzi di tutte le periferie accanto a tutte le comunità di migranti e a chi pensa che creare percorsi diversi di attraversamento della città non solo sia possibile, ma anche facile e bello. I numeri e i nomi danno un'idea appena vaga di cosa è successo nelle prime due edizioni del mediterraneo antirazzista: 4 giorni, 2 sport, 8 campi, 4 categorie, 20 gironi, 150 squadre, più di 500 partite, più di 1500 gol, più di 1200 giocatori, 13 responsabili di campo, 8 dj, 7 speaker. Squadre del Ghana, Sperone, Perù, Vucciria, Costa D'Avorio, Zen 1 e 2, Brasile, Sudan, Spagna, Zisa, Sri Lanka, Ballarò, Marocco, Librino, i Rom, Falsomiele, Mauritius, Borgo Vecchio, Tunisia, Albania, Calsa, Capo... Ma per farsi un'idea più concreta basta venire dal 10 al 13 giugno alla terza edizione: anche quest'anno al Veleodromo Paolo Borsellino di Palermo (una delle rare occasioni in cui una struttura sportiva pubblica diventa realmente accessibile alla città); anche quest'anno durante le partite verrà trasmessa musica e fatta controinformazione; anche quest'anno ci saranno feste, concerti, cortei, dibattiti disseminati per la città; anche quest'anno le finali si terranno ai rigori in (quella che non è ancora) una piazza dello Zen 2.... Tutto il resto sarà però diverso ed imprevedibile, perché anche se la formula resta identica non si sa mai quello che può succedere.
Un po' sorpresi e un po' preoccupati che ci fosse stato un equivoco circa il carattere dilettantistico della manifestazione, ci avviciniamo all'allenatore che si presenta come mr. Ousmanne, e proviamo a chiarire che si tratta di una manifestazione non agonistica e che in fondo il calcio è solo un gioco, lui alza gli occhiali scuri e guardandoci dritti in faccia ci spiega: “E' solo un gioco? Qui stiamo parlando di lotta al razzismo, oggi scendiamo in campo anche per i nostri diritti! Altro che solo un gioco”. Salvatore Cavaleri
P. S. - Tutte le info sul Mediterraneo Antirazzista 2010 si trovano sul sito: http://www.mediterraneoantirazzista.org/, dal quale è anche possibile inscrivere le squadre direttamente on-line.
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