| Home |
| Chi siamo |
| Editoriali |
| Articoli |
| Inchieste |
| Interviste |
| Recensioni |
| Approfondimenti |
| Fiction |
| Kom-zilla |
| Frontiere/Migranti |
| Appelli |
| News |
| 08/09/10 Manifestazione cittadina contro la "Scuola della Miseria" |
| Sar capitato anche a voi... |
|
|
|
| Scritto da Federico Spaccapietra e Doriano Birocco | |||||
| marted 29 giugno 2010 | |||||
Voglio dire che tutto ha inizio, sempre
da uno stimolo emotivo: reazione a una ingiustizia, sdegno per l'ipocrisia mia
ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone,
ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi. (Edoardo De Filippo, fonte sconosciuta, in wikiquote)
Ne siamo certi, sarà capitato anche a
voi, ad ognuno di voi che leggete questo post su kom-pa: improvvisamente,
mentre andate per strada o siete fermi in un qualche punto di questa città, vi
guardate intorno e vi scoprite meravigliati, se non sedotti, da quel luogo. Può
essere un elemento architettonico, un colore, un’atmosfera, una frase carpita
per caso che, improvvisamente, vi stupiscono e vi avvolgono.
Se state camminando per il centro
storico può esservi successo sbucando a piazzetta Sett’Angeli, sovrastati
dall’abside della Cattedrale o percorrendo una strada di Ballarò o del Capo.Ma
può esservi successo un pomeriggio d’estate trovandovi seduti al chioschetto
delle granite nella via Fausto Coppi dello ZEN2, una sera al baracchino azzurro
delle birre al lungomare di Sferracavallo, in Curva Sud una domenica di
campionato, dalla finestra di casa vostra o in chissà quale altro posto.
Deve esservi successo perché non c’è
altro modo per spiegare - agli altri ma ancor prima a noi stessi - l’attaccamento
viscerale con questa città, abbastanza fetida e non solo per l’olfatto. Quando
si racconta Palermo a chi non l’ha mai vista, gli sguardi sono spesso rapiti e
indagatori. Si sa: siamo bravi a narrarne oscenità e nefandezze, surrealtà e
ossessioni; e non è raro che il nostro interlocutore ci chieda come e perché
continuiamo a viverci. Certo, il personaggio del “martire dell’apocalisse” è
insito nella palermitanità, è un raffinato piacere sadomasochista che ci
permette sempre il coup de théâtre straordinario
capace di catalizzare l’attenzione di qualsiasi spettatore. E’ una scienza, non
c’è che dire, ma a nostro avviso nasconde qualcos’altro. E non può essere
altrimenti: perché il racconto di Palermo mischia sempre lucidità e rabbia, rassegnazione
e reazione, la consapevolezza del “io so ma non ne ho le prove” e la lucida
follia dei sopravvissuti all’armageddon. Nella generale ambiguità - ai limiti
dello sdoppiamento onirico - il nostro sguardo sulla città (scusate,ci
prendiamo la libertà di accomunarvi tutti in un unico punto di vista) risente
di un qualcosa che somiglia ad una sorta di “navigatore emozionale”: uno
strumento che seleziona e genera istantanee del nostro spazio e del nostro
tempo quotidiano.
Grosso modo partendo da questa riflessione
– e di certo mossi dalla fascinazione per la pratica psicogeografica
situazionista – il gruppo complot videobase ha elaborato un piccolo
progetto-gioco che già dal titolo è tutto un programma: Ubik , autodefinitasi la prima videomappa emozionale di Palermo.
Sulla scelta del nome torneremo più avanti, qui invece ci soffermiamo un attimo
sull’idea e lo sviluppo di questo progetto a partire dal messaggio di apertura
del loro bando/comunicato: “E se fosse la città ad impadronirsi di te?”.
L’idea di UBIK è infatti quella di sovvertire, in forma ludica, il rapporto
di forze tra la Città e i suoi abitanti proprio sulla base di quella
riflessione enunciata in precedenza: quali sono i luoghi di Palermo che i suoi
abitanti sentono propri? Quale è la rappresentazione che ne danno? Quale
narrazione, breve e diretta, riescono a fornirne? Lo scopo di UBIK è questo, insieme ad un altro che ci
fa tornare alla memoria tante cose vicine e lontane; in primis, per noi che
siamo parte dell’esperienza di kom-pa, il primo post pubblicato da questo webmagazine
nel (lontano?vicino?) dicembre 2007.
UBIK è, infatti, anche qualcosa di simile
ad un esercizio linguistico; ce ne siamo accorti noi per primi mentre provavamo
a realizzare i nostri contributi audiovisivi al progetto: è un esercizio di
narrazione attraverso il mezzo che reputiamo più familiare (l’immagine video) e
che invece scopriamo facilmente essere succube di canoni, norme, costrizioni
che spesso travalicano il contenuto. Ne elenchiamo alcuni:
1. l’ossessione
per la risoluzione dell’immagine, quasi a pretendere che la rappresentazione
elettronica sia il fedele duplicato della realtà (anzi di più) così come ci
insegnano i dettami del “Full HD” e del “Real3D”
2.
la
difficoltà di sintesi: i 59 secondi a disposizione per ogni UBIK appaiono contemporaneamente troppi
e troppo pochi 3. la complessità del punto di vista: la sintesi di cui accennavamo al punto 2 si può raggiungere solo attraverso la composizione di un’immagine che contenga il più possibile tutti gli elementi della narrazione. Stabilendone priorità e interazioni.
Ora, non saremo certo noi a sospirare
nostalgicamente per i bei tempi che furono ma di certo c’è da considerare che
l’overdose di immagine, mescolata al pressapochismo realizzativo ha
indubbiamente inciso sulla capacità della visione prima ancora che sul gusto.
Questo vuol dire non avere più capacità immediata, diremmo istintiva, di
distinguere rapidamente il punto su cui focalizzare l’attenzione, il racconto,
il pensiero. Su questo tema non ci dilunghiamo oltre rimandandovi per un
approfondimento critico alla visione della serie “Boris ”, caustico compendio
della nefandezza cinetelevisiva della nostra epoca. Torniamo ad UBIK: gioco della visione, dunque, ma anche gioco sovversivo dell’immaginario urbano e della collocazione dell’individuo nel proprio habitat quotidiano. Nell’introduzione al suo “Oltre il cinema – metropoli e media ”, Simone Arcagni scrive: “La metropoli contemporanea, come molti sociologi urbani sottolineano, è una città-immagine, città turistica approntata quasi come un set cinematografico per lo sguardo turistico e per una funzione emozionale e turistica” (pag.9, op.cit.) ed è in questa cornice che l’uomo metropolitano contemporaneo sviluppa un rapporto duplice con le tecnologie della sorveglianza, dell’osservazione – spesso voyeuristica – e della riproduzione diffusa. Come ricorda Arcagni, fu Paul Virilio a sottolineare la stretta relazione tra lo sviluppo della tecnica di ripresa cinematografica e le necessità militari di mappare capillarmente il territorio ai fini della rappresentazione cartografica. Ed oggi, scrive Arcagni, lo stesso è accaduto con lo sviluppo della tecnologia GPS - nata in ambito militare e riversatasi nella metropoli del nuovo millennio (come dimostra, ad esempio, l’impressionante archivio di google maps), ecco quindi che “il corpo reale si trasforma di fronte allo sguardo e così come la città diviene set, si trasforma in scenografia o, meglio ancora, si trasforma in un pro filmico generalizzato, così il corpo si produce come oggetto di sguardo, potenzialmente immagine, irreale” (pag.11, op.cit.). Ed è qui che, a nostro avviso, si innesta l’esperienza di UBIK: nel tentativo, ludico ma non per questo “cazzeggione”, di sperimentare una sorta di sovversione, se vogliamo di riappropriazione, di primato dell’occhio-carne sull’occhio-obiettivo, dell’idea sulla alta definizione, della narrazione diretta ed emozionale sullo “smarmellamento a cazzo di cane” (scusate, ma la citazione di Boris era d’obbligo).
Postilla
(ovvero, come
dicevamo all’inizio, coup de théâtre): Anche questo
lungo post è un gioco sovversivo, un continuo rimbalzo tra realtà e finzione;
tutto quanto raccontato in queste righe è assolutamente vero: vere sono le
informazioni, così come le fonti, le citazioni, le analisi. Ma, come ben sanno gli amici/fratelli e sorelle
di kom-pa, falsi sono gli autori del post e soprattutto non è casuale che siano
stati proprio loro a scrivere questo lungo racconto e analisi del progetto UBIK e di tutte le sue declinazioni,
implicazioni, fonti e sguardi. Ci sembra quindi giusto informarvi che Federico
Spaccapietra e Doriano Birocco oltre ad essere la stessa persona sono anche
parte del gruppo che ha ideato e sviluppato UBIK
e si sono divertiti - figli sui generis della tradizione blissettiana - a
giocare con i propri avatar, applicando di fatto le regole dell’informazione
mediatica: parziale, faziosa, autopromozionale. Questo a nostro avviso non
sconfessa di per sé il contenuto delle informazioni ma ne dichiara onestamente
la parzialità, perché la verifica e la selezione degli input raccolti è compito
di chi legge, guarda, ascolta e vive. Perché, per dirla con Dick, “In questa vita ci mostrano soltanto i
trailer” (in “Un oscuro scrutare” ).
Powered by !JoomlaComment 3.12 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved. |
|||||
Ultimi commenti