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| 08/09/10 Manifestazione cittadina contro la "Scuola della Miseria" |
| UN SUMMIT CLANDESTINO E RIPARTE LA TRIANGOLAZIONE ITALIA-MALTA-LIBIA |
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| Scritto da Fulvio Vassallo Paleologo | |||||
| venerdģ 23 luglio 2010 | |||||
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Il
summit aveva approfondito le possibilità di una collaborazione dei due paesi
nel nuovo contesto della cd. Unione per il Mediterraneo, ennesima invenzione
dei politici della Fortezza Europa per coprire le pratiche di polizia più
ignobili in materia di immigrazione ed asilo.
Nel corso degli incontri i
rappresentanti dei due paesi, che negli ultimi tempi hanno stretto accordi
bilaterali assai efficaci con la Libia, in cambio di un più favorevole accesso
alle risorse di quel paese, gas e petrolio soprattutto, e anche piattaforme
petrolifere e trivellazioni nel Canale di Sicilia, definivano come “esemplare”
la collaborazione tra Italia e Libia, dopo il Trattato di amicizia del 2008, e
le intese di “cooperazione pratica” (operational cooperation in the fight
against criminal organizations controlling trafficking in migrants) tra le
forze di polizia dei due paesi, concordate da Maroni a Tripoli nel febbraio del
2009, dopo che il Parlamento italiano aveva ratificato gli accordi bilaterali
tra i due paesi.
Alla fine del summit di Roma i
rappresentanti dei due paesi convenivano sull'ulteriore rafforzamento dei
dispositivi, non solo di controllo e d'identificazione, ma anche di rimpatrio,
gestiti, e finanziati dall'Agenzia europea FRONTEX, dopo vari incidenti di
percorso, come il rallentamento dei finanziamenti e le dichiarazioni del
governo maltese della “inutilità” delle missioni di FRONTEX, visto il
“successo” degli accordi tra Italia e Libia. Una posizione, quella maltese,
presto rientrata dopo le pressioni italiane, preoccupate di restare senza
copertura nelle politiche di respingimento collettivo in acque internazionali
praticate a partire dallo scorso anno, d'intesa con Gheddafi e le sue forze di
polizia.
I fatti più recenti evidenziano gli effetti
dei nuovi rapporti bilaterali tra Italia, Malta e la Libia, in una sorta di
“triangolazione” all'insegna della negazione del diritto di asilo e dei più
elementari diritti della persona. Sono ripresi gli sbarchi sulle coste
siciliane, ma le rotte evitano generalmente sia Malta che Lampedusa. E quando i
migranti arrivano a Lampedusa vengono quasi nascosti e trasferiti d'urgenza a
Porto Empedocle per non macchiare l'immagine dei “successi storici”annunciati
da Maroni.
Quanto avvenuto nei giorni scorsi con
il respingimento verso la Libia di una parte dei migranti che erano stati
salvati in acque internazionali di competenza SAR ( Ricerca e soccorso)
maltese, conferma inoltre le nuove regole di ingaggio dei mezzi militari
italiani, maltesi e libici che controllano il Canale di Sicilia, con un
significativo arretramento delle unità italiane e delle stesse unità maltesi
che permettono ormai alle sei motovedette, donate dall'Italia a Gheddafi, di
andarsi a riprendere i migranti anche a poche miglia da Malta o da Lampedusa.
Un risultato sicuramente rassicurante per quella parte della popolazione di
queste isole che non nasconde la sua indole xenofoba o apertamente razzista, ma
invece allarmante per tutte le persone civili che ancora tengono in conto il
rispetto dei diritti umani e della dignità della persona.
Le deportazioni forzate sembrano
sempre più legate all'arbitrio ed alla “cattiveria” promessa dal ministro
Maroni ed adesso ampiamente diffusa tra le forze di polizia italiane, maltesi e
libiche impegnate nel Canale di Sicilia. Una “cattiveria” che si rivolge
esclusivamente verso richiedenti asilo, naufraghi, donne, minori. Una
cattiveria che si estende con la copertura degli abusi commessi dai libici ai
danni dei migranti, quasi sotto gli occhi dei nostri “agenti di collegamento”.
Si è arrivati al punto di dividere una
coppia di coniugi rispedendo in mano ai libici una giovane donna in stato di
gravidanza separata a forza dal marito, e si sta tentando di camuffare come
ritorno volontario quello che si chiama soltanto “deportazioni”. In alto mare
non è credibile che persone che avrebbero titolo a chiedere asilo in Europa non
ne facciano richiesta e accettino di essere ricondotte in Libia, dove sono note
le violenze e gli abusi che saranno condannati a subire a tempo indeterminato.
E per tutte le donne ogni respingimento in Libia può significare violenza
sessuale e prostituzione forzata.
Tutto questo si sa da tempo, è
comprovato da inchieste delle più importanti agenzie umanitarie ( da Amnesty ad
Human Rights Watch), ma i nostri ministri lo ignorano e spiace rilevare lo
ignorano anche quei rappresentanti dell'opposizione(?) che appena pochi giorni
fa hanno votato il provvedimento sulle missioni militari italiane all'estero,
con quella norma che prevede due milioni di euro per le missioni della Guardia
di finanza in Libia, ufficialmente allo scopo di garantire la manutenzione
delle motovedette, in realtà sembrerebbe anche con compiti operativi, se
saranno confermate quelle testimonianze di migranti intercettati in alto mare
da mezzi battenti bandiera libica, ma a bordo dei quali sembra che si parlasse
anche italiano.
Per fortuna l'Unione Europea, dopo la
denuncia del Parlamento Europeo del 17 giugno scorso sulla violazione dei
diritti umani in Libia, ha rallentato le trattative per la stipula di un
accordo quadro con la Libia. E L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite ricorda
ancora una volta come non vadano effettuati respingimenti verso paesi come la
Libia che non garantiscono il diritto d'asilo ed i diritti fondamentali della
persona umana.
Ma tutto questo lascia indifferente il
governo italiano che sembra continuare a ritenere che in Libia non esistano
richiedenti asilo, e che si rifiuta ancora oggi di praticare quelle operazioni
di resettlement ( reinsediamento) di richiedenti asilo dalla Libia in Italia
che negli scorsi anni erano state possibili, seppure per un numero assai esiguo
di persone, e che oggi sembrano improvvisamente diventate impossibili, forse perché
potrebbero essere considerate come una smentita delle tante menzogne che si
raccontano sul fatto che in Libia o nelle acque internazionali nessun migrante
voglia chiedere asilo. Gli sbarchi comunque stanno riprendendo perché altri
despoti ambiscono ad incassare le stesse prebende di Gheddafi, ed utilizzano lo
stesso linguaggio, come il ricatto sulla pelle dei migranti e i sequestri in
acque internazionali dei pescherecci di Mazara del Vallo. La disinformazione di
stato protegge la tranquillità della popolazione italiana, ma gli sbarchi,
seppure occultati, come le violenze all'interno dei centri di detenzione, sono
sempre più evidenti e presto potrebbero verificarsi fatti tanto eclatanti da
smentire una per una le asserzioni rassicuranti ed i proclama del “ministro
della paura” di turno.
Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo
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