| Home |
| Chi siamo |
| Editoriali |
| Articoli |
| Inchieste |
| Interviste |
| Recensioni |
| Approfondimenti |
| Fiction |
| Kom-zilla |
| Frontiere/Migranti |
| Appelli |
| News |
| 08/09/10 Manifestazione cittadina contro la "Scuola della Miseria" |
| Passi rapidi nelle notti di Palermo |
|
|
|
| Scritto da Doriano Birocco | |||||||||||||||
| sabato 24 luglio 2010 | |||||||||||||||
|
Anche adesso che l’ho terminato,
volontariamente centellinandone la lettura con poche pagine a sera, continuo a rivedere
connessioni tra il romanzo di Cataldi e il noir in versi di March. Ho
recentemente appurato che Sergio non conosceva “The Wild Party” ma davvero tra i
due racconti, divisi da ben 80 anni e un oceano, non mancano le assonanze di atmosfere e di
personaggi. La colonna sonora jazz ha ceduto il passo al mix di
new wave, elettronica e post punk in cui campeggiano immensi gli spiriti sonori
dei Joy Division, e le notti della New York degli anni ’30 si sono trasformate
in quelle di Palermo degli anni ‘10 del ventunesimo secolo. Per il resto le
atmosfere ed i personaggi scorrono quasi sovrapponendosi: nichilisti, solitari,
a tratti alienati dal mondo circostante ma sempre presenti a sé stessi. Il
protagonista di A passi rapidi, narratore in prima persona di una storia di
ordinaria allucinazione, risulta sempre lucido, cosciente, in pieno
possesso delle sue facoltà spinte ai limiti, sfiorati ma non oltrepassati, dell’autodistruzione.
Ed è attraverso gli occhi del suo personaggio che Sergio disegna una città nella città: un presepe di luoghi familiari a chiunque abbia trascorso un breve periodo a Palermo, un caleidoscopio di sensazioni familiari a chi ci vive, o vi ha lungamente vissuto. Ciononostante, la città che emerge dal racconto di Cataldi risulta comunque insolita, distorta come può esserlo un suono processato da un flanger. E’ una città unica, vista costantemente in soggettiva dagli occhi di un personaggio senza volto e senza nome: un demone-guida che, per le successive 105 pagine, si impossesserà del lettore (e per ben tre volte ho dovuto cancellare l’automatica scrittura della parola “spettatore”) e solo nelle ultime 40 pagine, terminata la vertiginosa discesa in una notte noir da manuale, gli restituirà il ruolo di osservatore distaccato, non più direttamente implicato nella suspence dell’azione.
A passi rapidi si presta, a mio
avviso, a tre diverse modalità di lettura, ognuna delle quali produce
differenti effetti:
1.
in
un unico lungo sorso: perché la narrazione, sincopata e ritmata, oltre a
consentirlo quasi invita a farlo
2.
in
ascolto sincrono con la playlist che scorre tra le pagine del romanzo: Sergio è
uno dei più interessanti Dj del panorama overground
palermitano, ne ho sempre apprezzato le performances alla consolle e condivido
ampiamente i suoi gusti musicali (dei brani citati dal libro penso solo di
dissentire sulla scelta dei Blur, ma questo mi rendo conto che è una mia
vecchia tara…)
La scelta stilistica di Cataldi è
molto interessante e per nulla leziosa; non si tratta cioè di un trucchetto
barocco messo a punto per imbellettare l’opera. E’ un segno ben preciso che
dichiara fin dall’inizio le eterogenee influenze stilistiche così come la
commistione di linguaggi e mette in luce, fin dalle prime battute, la
trasversalità immaginifica del protagonista proiettato in una sorta di
ottovolante lungo 24 ore.
Di questa vertigine di eventi che si sovrappongono incessantemente, il protagonista di A passi rapidi è al contempo distaccato redattore e parte in causa; ma quelli che si innescano nel suo modus operandi (e vivendi) non sono automatismi: nulla accade al di fuori della sua volontà perché non è questa che determina la sua esistenza. Piuttosto sembra trattarsi di un congegno apparentemente semplice e lineare di cui il protagonista è un ingranaggio sostanziale. Inghiottito dalla città in cui si muove, il personaggio di Cataldi scivola incessantemente attraverso le lunghe e contorte viscere di una città illuminata dai lampioni delle strade, dalle rosticcerie aperte ad ogni ora, dai lunghi serpentoni di fari che procedono a passo d’uomo nella notte palermitana.
E’ un viaggio allucinato quello raccontato da Sergio: ma l’allucinazione non è data tanto dagli eventi quanto dalla sovversione dei ritmi di giorno e notte, di sonno e veglia, di frenesia e calma quasi catatonica. E’ un viaggio allucinato che il lettore (incredibile: stavo ancora scrivendo “spettatore”!) vive costantemente da un finestrino, quasi fosse uno schermo che rimanda la prospettiva in soggettiva di un eccellente antieroe difficile da stereotipizzare, facilissimo da sentire prossimo a noi stessi (e, viene da chiedersi, chissà se e quanto coincidente con l’autore).
Libro da leggere, dunque, perché
racconta una città deserta solo in apparenza che, per quanto anomala possa
apparire, difficilmente non può risultarci aderente al nostro immaginario
quotidiano. Un’opera prima da considerare con attenzione, un azzardo che ci
auguriamo sia il preludio di altre stimolanti visioni.
Powered by !JoomlaComment 3.12 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved. |
|||||||||||||||
Ultimi commenti