Una sottile linea noir
Scritto da Doriano Birocco   
lunedì 07 maggio 2012

Image Cormac Mc Carthy ha indicato la strada e, bisogna ammetterlo, mai metafora fu piú calzante: con affascinante spietatezza il suo The Road ci ha raccontato la condizione esistenziale dei sopravviventi compressi tra l'oscuro terrore della fine e la costante luce della prospettiva cui tendere.

Non so dirvi se e quanto forzata sia questa mia interpretazione dell'opera di Mc Carthy cosí come delle seguenti narrazioni cui accenneró in questo post ma il gioco di coincidenze che tanto mi diverte ha raccolto sotto il mio sguardo diversi tasselli che sembrano incastrarsi tra loro cosí bene che credo valga la pena dedicarci un po' di tempo. Perché seppur non daranno risposte, forse aiuteranno a migliorare le domande...

1. L'alba dei morti viventi

Al principio furono gli zombis di George A. Romero che, nell'ormai lontano 1978, si accalcavano all'ingresso di un centro commerciale. Un'immagine simbolica, metaforica, paradigmatica della schiavitú al consumismo cosí perfetta da convertirsi in reale in meno di trent'anni con le scomposte orde di compratori assiepate davanti ai cancelli dei vari Forum o Zampacenter recentemente inaugurati a Palermo.

La realtá supera l'immaginazione o pìuttosto l'immaginazione fiuta la realtá? Diciamo che fino all'11 Settembre 2011 questa domanda poteva ancora considerarsi lecita (per lo meno per chi non si fosse giá immerso, anche solo sporadicamente, nei meandri della fantascienza radicale o del cyberbunk) ma, come sappiamo bene, dopo é diventato realmente difficile distinguere il confine tra i due mondi paralleli della finzione e della (presunta) oggettivitá. Cosí difficile che nelle coscienze dei piú si é sparso un potente anestetico, un delicato veleno sintetizzato per sfumare i contorni delle micidiali storie che, di tanto in tanto, emergono dagli schermi di vario formato e risoluzione di cui siamo circondati.Succede cosí che accadimenti drammatici, raccapriccianti o – piú prosaicamente – ingiusti avvengano sotto gli occhi di milioni di persone senza provocare alcuna reazione alla “maggioranza silenziosa”: né rifiuto, né condanna, né approvazione, né disgusto...solo, a volte una scrollata di spalle.

ImageQuesto é il monito che trasuda tra le righe dello strepitoso Il matto di piazza della Libertá , raccolta di racconti di Hassan Blasim, iracheno classe 1973.
Blasim é scrittore, blogger e autore - sotto pseudonimo - di un film, Wounded Camera, per il quale ha dovuto abbandonare il suo paese e rifugiarsi in Finlandia: "Nel complesso è un film semplice che racconta le sofferenze di un cineasta curdo che, attraverso la questione curda, indaga sé stesso.”, racconta in un'intervista , ma del film non posso dirvi nulla perché non ne ho trovato traccia nella rete e lo stesso Blasim mi ha spiegato che neanche lui ne possiede una copia.

Posso invece consigliarvi il libro – tradotto in italiano da Barbara Teresi – che é davvero un capolavoro di letteratura dell'orrore contemporaneo o meglio una galleria di Weird tales, come la chiamerebbero gli americani: situazioni reali, o verosimili farcite con accadimenti macabri. Nel caso dei racconti di Blasim é molto difficile – a volte impossibile – distinguerne le proporzioni di fiction e reality : é piú angosciante che tra i clandestini rinchiusi in un camion ci sia un licantropo o il fatto stesso, provato e comprovato, che decine di uomini debbano nascondersi nel cassone di un veicolo per fuggire dal loro paese dilaniato dalla guerra? O ancora, produce piú repulsione immaginare un uomo che fugge attraverso l'Europa custodendo gelosamente le ossa di sua madre o un addetto della squadra speciale incaricata di ripulire dalle macerie i luoghi delle esplosioni che ramazza accuratamente i brandelli di cadavere sperando di trovare un portafoglio intatto?
Ogni racconto di Blasim é una sberla ben assestata ed ogni volta quasi lo si ringrazia che questi ritratti di quotidiana fuga e disperazione siano colorati con le forti tinte del racconto fantastico del terrore, quasi per permetterci di tirare un sospiro di sollievo e poter pensare che non tutto é reale.
Alcuni giovanotti delle nuove generazioni adesso mi chiamano “il matto di piazza delle Libertá”. - dice il protagonista del racconto che dà il titolo al libro, e prosegue: Sostengono che la scheggia che mi é entrata in testa mi abbia guastato il cervello. Ma loro non sono che dei paesani che vivono ancora nel medioevo. E qui, ancora risuona la domanda: lucida follia o folle luciditá?

 

2.Nero specchio delle mie brame

Charlton "Charlie" Brooker, classe 1971, é inglese. Giornalista e sceneggiatore, ha immaginato e scritto i testi di Black Mirror , una miniserie composta da tre episodi che analizza il rapporto perverso tra agenti e fruitori dei media: tre storie che si sviluppano in un presente/futuro a noi molto prossimo  e che suona estremamente familiare. Lo stesso trailer é un piccolo gioiello di “videocrazia” e solo dopo avere visto i tre “minifilm” (o “maxiepisodi”) se ne puó davvero desumere la profonda e maligna essenza.
“Black Mirror” mette in scena tutti i piani della relazione con i mezzi di comunicazione sociale: che si tratti di un rapporto di sudditanza o conflittuale, critico o di evasione, nulla resta impunito o, per lo meno, escluso da una scansione, cinica e feroce, ad alta risoluzione.
Per dare una etichetta, BM si potrebbe definire una trilogia di fantascienza radicale che sin dall'inizio dà l'impressione di essere ambientata in un universo parallelo, uno spazio-tempo che ci scorre a lato, cosí vicino da essere ormai prossimo alla coincidenza - o meglio alla sovrapposizione – con il nostro. Insomma, un po' come la sensazione che si prova quando si viaggia in treno e un altro convoglio incrocia la nostra rotta.

ImageInterazioni, dipendenze, relazioni, fughe...una partita di scacchi tra il reale e il virtuale, in cui é difficile  definire chi tiene le redini del gioco ed é assolutamente impossibile non sentirne il fiato sul collo: come reagireste se, improvvisamente, un “terrorista” rapisse una ipotetica first lady e pretendesse come riscatto che il primo ministro copuli con un suino in diretta e a reti unificate? E ancora: cosa fareste se il vostro conto in banca dipendesse dalla vostra relazione con i social media? Ed infine: quanto inciderebbe nella vostra vita poter controllare, archiviare, riprodurre ogni momento dell'esistenza giá vissuta? Sono questi i tre sconsiderati “plot” da cui muove la serie, una visita guidata al nuovo panocticon  in cui tutti gli sguardi si concentrano verso un unico punto e la prigione non ha piú bisogno di muri, né di guardiani.
I racconti surreali di Black Mirror possono risultare claustrofobici, ma non per forza. Tutto dipende dal grado di conoscenza e/o incoscienza di ognuno di noi, dall'ordine in cui decidiamo di porre i valori personali e collettivi, se decidiamo di farlo da soli o insieme ad altri, nel privato o nel pubblico. Insomma, la serie non mette mai in discussione il ricorso al libero arbitrio; o meglio, lo fa domandando ad ogni spettatore di rispondere o interrogarsi sulla propria percezione dell'immaginario circostante: come ti rappresenti? Come vieni rappresentato? 

 

3.Somewhere UNDER the rainbow

Ne Il mago di Oz , un ciclone catapulta la piccola Dorothy in un universo parallelo in cui dovrá affrontare diverse prove in compagnia di tre sfigati rispettivamente sprovvisti di cuore, cervello e coraggio. La tempesta che tutto trasforma e tutto distrugge rappresenta, per Dorothy, il rito di passaggio alla coscienza di sé e del mondo circostante. Esattamente l'opposto di quanto accade al protagonista di Take Shelter, strepitoso secondo film di Jeff Nichols , americano classe 1978.
ImageCurtis LaForche, il protagonista del film di Nichols, é un brav'uomo: buon padre e ottimo marito, lavoratore e timorato di dio, perfettamente integrato nella sua comunitá. Vive, cioé, la "migliore delle vite possibili": mettendo da parte i risparmi per il mese di vacanze al mare e imparando il linguaggio dei segni per comunicare con la piccola figlia sorda. Tutto sembra scorrere al meglio se non fosse che il sonno di Curtis é invaso da sogni angoscianti che, presto, si convertono in allucinazioni e, altrettanto rapidamente, assumono la forza e il peso di presagi di una imminiente apocalisse.
"Sta arrivando un uragano!" tuonerá improvvisamente Curtis, giunto ormai oltre le soglie della paranoia e delapiderá tutti i risparmi, ipotecherá la casa, perderá il lavoro (e con esso l'assicurazione medica) per costruire un rifugio sotterraneo che permetta a lui e alla sua famiglia di sfuggire all'Apocalisse che, in forma di tempesta, stravolgerá i luoghi e le persone e lo proietterá al centro di un girone infernale in cui tutte le persone a lui vicine concorreranno alla sua sofferenza.
La parabola di Take Shelter racconta della piccola societá americana puritana e codarda, rappresentazione in scala di un mondo che non sa affrontare le paure, figurarsi il cambiamento. Curtis non riesce, non puó riuscire, a credere nei valori e negli affetti e si dibatte come un pesce impazzito in una rete che diventa, giorno dopo giorno, sempre piú asfittica e fuori da ogni possibile controllo.

 

4. Titoli di coda e ringraziamenti

1971, 1973, 1978...gli autori delle tre opere idi cui vi ho parlato sono nati tutti nella stessa decade. Ma non é stato né un virtuosismo cabalistico né tantomeno una affascinante questione di continuum spazio-temporale che mi ha spinto ad azzardare questo incrocio di esperienze. Il discorso audiovisivo di Brooker, quello letterario di Blassim e quello cinematografico di Nicjols mi appaiono intrecciati in una contiguitá umana e intellettuale che di certo procede dall'appartenenza alla stessa generazione: quella che ha vissuto il declino e l'imbarbarimento degli Imperi tradizionali e, al contempo, la nascita e l'invasione coloniale del nuovo ordine catodico e virtuale. Questa generazione, lo dico con cognizione di causa, ha avuto l'opportunitá di vedere con i propri occhi  aprirsi la crepa che, oggi, si é trasformata in una voragine e ha potuto scegliere se accomodarcisi dentro o studiarne e interpretarne le trasformazioni. Con il rischio di farsi male, di esserne fagocitati  nella forma piú violenta e distruttiva. Tutto puó ancora accadere, é chiaro. E lo si puó ancora raccontare e, sopratutto, vivere.

Due ringraziamenti doverosi:
Il primo a Barbara Teresi, innanzitutto importante amica e - tra i molti pregi - traduttrice italiana del libro di Blasim. Barbara cura anche un blog e, come sempre, mi insegna il senso profondo – a volte nascosto – di cose che ci appaiono quasi “naturali”. Grazie a lei ho capito che cosa vuol dire essere oggi traduttrice di autori contemporanei provenienti da un mondo di cui spesso ci é dato conoscere solo la scorza piú superficiale.

Il secondo va al Comitato “I Cantieri che vogliamo” di cui seguo le gesta e resto affascinato dallo spirito. Ho scelto di vivere lontano da Palermo e della mia cittá vivo ora solo la dimensione virtuale, ma poco tempo fa ho incrociato una loro assemblea, leggo i loro post, guardo le loro foto e i loro video e percepisco toni, colori, pensieri, rabbia e trasporto che pensavo non esistessero piú.

 

Commenti
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kali abortista - quotidianità bombardata   | | 2012-05-13 11:42:36
testo fantastico!

Nella nostra vita quotidiana di Mediterranei nel lato nord, il nichilismo esplicito che denunciano queste opere, diventa intermittenza, gioco di incoscienza e subliminarieta, bloccaggio sinistro del flusso di azioni assolate: Quella mattina d'ansietà leggera perche un ombra si profila su il tuo lavoro; Oppure ore più tardi lo sguardo cattivo di qualcuno che ti importa e quella sensazione di rifiuto; O come a metà dell pomeriggio non importa se aumenta il ritmo del svuotamento e cerchi ossessivamente la tua figura nel vetro di ogni auto, autotortura per un corpo che non corrisponde con quello comercializzato. Sono alcuni dei molti modi come opera questo bombardamento sordo e costante sopra la nostra resistenza di frequenza variabile. Ma come già sappiamo, tutto questo non e nulla che non possa essere affrontato per esempio con la potenza d'una canzone strana e sconoscuta.

Dove la trovarai questa canzone? probabilmente non nel centro comerciale...
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